“ Inside Nanda’s Mind “

 

So che molti di voi conoscono tutta la mia vita e sanno chi sono ma nel caso che vi fosse sfuggita qualcosa, oppure se non mi avete mai conosciuta prima, allora, vi racconterò qualcosa sulla mia vita. Spero che una volta che mi avrete conosciuto un po’ meglio sarete capaci di capire perché ho creato questo sito e perché parlo di  certe cose; alla fine è tutto ‘Dentro la testa di Nanda’!!!

 

Sono nata il 28 gennaio 1983 (sì...sono nata sotto il segno dell’Acquario) in Sao Paulo, Brasile; sono cresciuta lì fino all’età di dodici anni. Dopo aver affrontato un difficilissimo periodo quando scoprirono un po’ tardi che avevo una grave peritonite e perciò ho rischiato la vita a dodici anni, i miei si resero conto che la vita è cortissima e non dovremmo quindi trascorrerla in mezzo a tante preoccupazioni in una città così grande come Sao Paulo, e nello stesso anno (1995), i miei genitori, il mio fratello (il quale è due anni più piccolo di me) ci trasferimmo in una città più piccola nella campagna dello Stato di Sao Paulo chiamata Ourinhos.

 

Lì, ho avuto la libertà di andare alla scuola, di giocare fuori di casa insieme ai miei amici, di praticare nuoto e di giocare palla a mano, di visitare i miei amici, e qualsiasi altra cosa volessi fare da sola, senza dover preoccuparmi con violenza e tutte quelle altre cose di cui ci preoccupavamo quando vivevamo in una delle più grandi città del mondo (Sao Paulo). Non sono sicura se avrei avuto la stessa adolescenza se non fossi rimasta a Ourinhos. Penso proprio di no. Lì ho vissuto solo ma intensi cinque anni della mia vita. Ho fatto amici per tutta la vita ed ho avuto esperienze che avrebbero cambiato tutta la mia vita, anche se non l’avevo realizzato in quel momento.

Ai quatordici anni sono diventata una fan degli Hanson e allo stesso tempo non sono soltanto diventata un’idiota e non ho soltanto passato il mio tempo libero a spendere i soldi dei miei con cose inutili come per esempio riviste, merchandising, iscrizioni a fan club, internet (per essere connessa virtualmente con la Fan community), apparecchi d’audio e di video per registrare le canzoni e le trasmissioni a cui partecipavano e così via. No! Infatti ho fatto molto di più di quello che qualsiasi altro non fan avrebbe potuto fare. Ho fatto nuovi amici (sì…amici reali), ho scoperto cosa ero capace di fare ed ho imparato come lottare per i miei sogni. Pensa che fino a quel momento non sapevo molto della vita, dei sogni e di come sarebbe difficile far sì che ogni persona vicina a me mi credesse e mi aiutasse in qualsiasi cosa avrei voluto fare, anche se sembrasse la cosa più pazza del mondo (credo che essere stata un po’ ossessionata quel momento non mi abbia aiutata molto a  migliorare l’immagine che avevo quando ero fissata per i miei obiettivi!!!).

Essere una fan degli Hanson mi ha permesso di acquisire molto più di un CD o di un video nuovo su MTV. Ho acquisito conoscenza, ho imparato con ogni piccola cosa che fosse relazionata agli Hanson. Nella mia immaginazione ho viaggiato il mondo con loro riuscendo a conoscere ogni piccola caratteristica del posto che visitavano, ho immerso me stessa nella cultura inglese e americana, tanto che in due anni parlavo l’inglese in modo fluente e ero più che mai ossessionata di vivere negli Stati Uniti (dovrei aggiungere che forse questa ossessione è venuta fuori con le lunghe conversazioni con mio zio mentre vivevo in Sao Paulo e non conoscevo per niente gli Hanson. Tuttavia avrei sempre sentito dagl’altri che gli Hanson e gli Stati Uniti erano in stretta relazione durante la mia adolescenza, ancora, molti anni dopo ti posso assicurare che non era vero.)

Così posso dire con sicurezza che esiste una Nanda prima degli Hanson e un’altra dopo. Non so e non potrei mai immaginare come sarebbe stata la mia vita senza di loro. Probabilmente avrei vissuto lo stesso, avrei scoperto con più difficoltà che cosa avrei voluto essere e cosa studiare, non avrei avuto tanti ricordi ed esperienze importanti in modo che mi toccassero spiritualmente e mentalmente e posso dire che sarei stata molto più debole e non avrei trovato facilmente la mia strada tra la folla. Ma dopo tutto, penso di essere sopravvissuta come tutti gli altri sopravvivono. E’ proprio questo che fanno: loro sopravvivono soltanto.

Io sicuramente non ho solo sopravvissuto, ho amato, ho avuto un desiderio, ho imparato a vivere con passione, ho sofferto ma mi sono compromessa e alla fine so di aver dato il meglio di me e sono stata capace di raggiungere quello che ho voluto fin dall’inizio perché ho amato le cose più semplici della vita.

 

Nel 2000, le attività commerciali non andavano così bene per la mia famiglia e avendo in mente che l’anno prossimo dovrei partire per l’università, ancora una volta, ai diciassett’anni io e mia famiglia ci siamo trasferiti in una città un po’ più grande, nello stato di Parana chiamata Maringa. Lì, ho finito gli ultimi anni del liceo e sono stata promossa all’esame che mi permetteva di iscrivermi all’Università dello Stato di Maringa con un punteggio abbastanza alto. Dovrei aggiungere che molti in Brasile sono bocciati in esami di questo tipo per via della grande competitività e del grande numero di studenti che vogliono un posto nell’università.

All’inizio dell’anno accademico, ho avuto l’opportunità di iscrivermi all’Aupair program: un programma interculturale il quale prevedeva che giovani ragazze di tutto il mondo, con un determinato livello di educazione, fossero interessate in trascorrere un anno con una famiglia americana avendo alimentazione e camera, corsi paghi al college e mezzo di trasporto mentre questa ragazza avrebbe dovuto fare la baby-sitter per al massimo 45 ore per settimana.

Sapevo che avrei fatto qualsiasi cosa per realizzare il mio sogno e pertanto non solo pensai una volta sola e non lasciai scappare quest’opportunità con tutta la mia forza. Sai che è inutile dire che durante i mesi seguenti ho dovuto affrontare tutto il processo di selezione dell’Aupair program. Mio padre mi ha dato un grande aiuto con le guide così che ho potuto iscrivermi all’esame e superarlo appena compiuti diciott’anni.  Tutti i giorni per due mesi dovevo fare volontariato per i bambini in modo da poter trascorrere le ore necessarie badando ai bambini (Credimi oppure no ma fino a quel momento non avevo mai voluto fare la baby-sitter e non mi sentivo a mio agio con loro).

Esami di inglese ed analisi psicologiche, cartella criminale, documenti dalla scuola e dal liceo, richiesta di visto, lettere alla famiglia che mi avrebbe ospitata, fotografie ecc... E’ stato un processo molto selettivo e lungo; ero ansiosa e sempre di più. In quell’anno ho soltanto incontrato altre ragazze che avevano già partecipato all’Aupair program e l’unico pensiero che mi occupava la mente era quello del mio sogno che si avverava. Inutile dire che anche se mi piaceva tutto della mia università e del mio nuovo stile di vita il quale si assomigliava sempre di più a quello di un adulto piuttosto che a quello di un’adolescente, non ho studiato così seriamente e sarebbe stato diverso se sapessi di dover continuare a studiare lì.

La mia decisione (influenzata soprattutto dalla mia madre) era di trascorrere un anno negli USA e poi ritornare  all’università. Purtroppo le cose non sono andate come pensavo (questo succede spesso) e con lo sciopero dei Professori alla fine dell’ ano non sono riuscita a finire il mio anno accademico; il quale era stato rimandato ad un periodo in cui dovevo essere negli USA. Allora ho fatto un gran respiro ed ho deciso per quello che era più importante per me, cosa che senza dubbio, era andare agli Stati Uniti d’America!

        

         A gennaio del 2002 mi sono finalmente liberata dal mio essere una ragazzina nel momento in cui sono salita su quell’aereo in quella notte. Solo ora so perché ho cominciato a piangere molto quando ho detto ciao a mia madre all’aeroporto: non stavo solo dicendo ciao perché non ci saremmo viste per i prossimi tredici mesi, ma perché  in quella notte stavo lasciando quella Nanda, la ragazzina, quella che visse con i suoi avendo bisogno di loro per qualsiasi cosa. Stavo cominciando una nuova vita, in un paese molto lontano con un’altra cultura e lingua (mia scelta ovviamente) e per  prima volta in vita mia ero da sola a decidere per me stessa. Tuttavia non ero completamente da sola, avevo sempre la mia famiglia in testa e nel mio cuore però ero lì senza nessuno vicino che mi potesse consolare e dirmi cosa fare. In quella notte dunque, quelle lacrime erano lacrime di addio a quella che ero stata prima e  allo stesso tempo erano lacrime di gioia poiché stavo realizzando il mio sogno più grande.

 

Mr Fate (Il Signor Destino), ancora una volta, ha voluto che tutto andasse bene cosacche avrei conosciuto le persone giuste nel posto giusto nel momento giusto, questa volta, a Chicago, Illinois,USA. Ho avuto la migliore famiglia che potessi mai avere con due bambini che mi hanno insegnato così tanto che li amo ancora come se fossero i miei bambini. E, infatti, è quello che erano, i miei due bambini americani adottati: Alex e Noah. Come se non bastasse ho avuto l’opportunità di trovare amici da tutto il mondo, amici che sarebbero sempre stati lì per aiutarmi quando avessi bisogno, provando di essere veri amici per tutta la vita, specialmente dopo quest’esperienza americana.

Chicago, in generale, è una parola incredibile e forte per me. Non significa solo la città del vento (che è veramente un meraviglioso posto dove vivere) ma anche uno stile di vita, i ricordi più preziosi che ho raccolto, il mio proprio sviluppo verso una persona piena di cambiamenti interiori, e tutte quelle esperienze che so che nessuno potrà mai portare via da me. Questo è il motivo per cui sono particolarmente innamorata di questa città ed è anche il motivo per cui quando ne parlo, vedi almeno i miei occhi che brillano. E’ buffo come i sogni,di solito, durano solo secondi e questo durò ben 13 mesi. Non sarò mai grata abbastanza per quello e per gli Hanson.

 

Mentre ero negli USA, gli affari dei miei andavano sempre peggio fino a che giunsero ad un punto in cui bisognava fare qualcosa. Dovettero prendere una difficile e importantissima decisione nelle loro vite. Sapendo di aver perso quasi tutto (economicamente) decisero di andare a vivere in un altro paese di modo che potessero ancora risparmiare un po’ e cercare di avere una vita migliore. Il destino, ancora una volta volle che finissero nel posto giusto (almeno mi sembra che sia così) al sud dell’Italia.

        

Tornata in Brasile, nel febbraio del 2003, ero sicura che la mia vita sarebbe stata difficile e l’unico posto a cui dovevo far ritorno era una casa con mio fratello. All’improvviso mi è sembrato molto strano tornare in una casa che non era più come la mia casa e, in qualche modo, sentivo come se fossi  persa.

In quel periodo dovetti riadattarmi alla mia propria cultura (avevo pure dimenticato la mia propria lingua: il portoghese). Mi mancava davvero la mia vita americana come non mi era mai mancata ma, fortunatamente, potei ascoltare un consiglio vero e prezioso di una persona che stimo molto (Jennifer, la mia insegnante di inglese). Riportando le sue parole:tutto quello che vuoi/hai bisogno che io faccia è ripeterti quello che hai già deciso nel tuo cuore così sarai sicura di non sbagliare! Sai già quello che vuoi!’. Aveva completamente ragione, tuttavia sembravo abbastanza perduta perché non sapevo cosa fare, ma dentro il mio cuore avevo già deciso cosa volevo fare. Dopo aver parlato con i miei per telefono e convinto mio fratello, il quale viveva con me in Brasile nella nostra casa, anche noi abbiamo cominciato a preparare tutto per il nostro trasferimento in Italia.

 

Dopo ben 7 mesi avevamo tutto pronto e finalmente nell’ottobre del 2003, io e mio fratello siamo arrivati all’aeroporto di Napoli e abbiamo incontrato i nostri genitori che vivevano a Caserta e abbiamo vissuto lì finora (Dicembre 2005). Ci sono stati molti cambiamenti anche qui: Ho imparato un’altra lingua e un’altra cultura, questa volta la lingua che avrei saputo se i miei bisnonni avessero trasmesso la loro cultura ai nipoti. Ho imparato come ricominciare, come credere nei miei sogni, come la vita è pazza e ci porta ai posti più strani e che cose magiche possono accadere (il mio Meet and Greet con gli Hanson e molte altre opportunità che ho avuto, conoscerli e parlare con loro come non l’ho mai fatto in Brasile o nel loro paese, gli USA).

 

Sono successe anche cose più sgradevoli, molti grossi cambiamenti nelle nostre vite, per esempio i nostri genitori si sono divorziati in 2004. Ma alla fine, penso che queste cose non siano state così brutte, almeno tutti noi abbiamo imparato come cavarcela meglio con la vita e con i suoi cambiamenti. Molte volte i cambiamenti ci spaventano. E’ normale essere spaventati di fronte all’ignoto ma una volta che ci si rende conto che la realtà non è più spaventosa le cose diventano così normali come se non fossero mai cambiate e ti senti un po’ stupido di essersi spaventato davanti a cose che erano così semplici.

Tutto questo dipende da come si vede la vita, si deve lasciare che il tempo guarisca le nostre ferite sapendo che un giorno, si vedranno solo le cicatrici e tutto il dolore sarà andato via.

 

         Alla fine di 2005, papà ritorna in Brasile come richiesto dalla Questura. Conoscendo i nostri diritti, entriamo con un processo contro l’espulsione del paese di mio padre e li vinciamo. Nel stesso anno, mamma, mio fratello ed io facciamo un gran viaggio attraverso l’Italia, Spagna e Francia.

 

         Nel Gennaio di 2006 papà ritorna in Italia avendo la possibilità di dare l’entrata con i suoi documenti di cittadinanza a Caserta. Nel Marzo di 2006 il destino vuole aiutarci nuovamente e dopo tanti sacrifici, il processo di cittadinanza di mio padre è finalmente finito. Nello stesso anno, è anche ufficializzata la separazione legale dei miei e ad agosto, mamma, suo fidanzato (Vito) ed io facciamo in nostro gran ritorno in Brasile visitando la gran parte dei posti in cui abbiamo vissuto e finalmente riesco a visitare Rio de Janeiro e “ conoscere Bela per la prima volta “.

 

         Appena nel 2007, io e il mio fratello otteniamo la nostra cittadinanza italiana potendo proseguire con la nostra vita e i nostri progetti. Questo anno è stato un anno di pace, tranquillità e riflessione. La cosa principale è stato il cambiamento del mio lavoro quando mi hanno offerto un posto nel ufficio dove avrebbero fatto la nuova sede. E li ho capito che non importa cosa facesse le cose non cambierebbero mai nel sud Italia e quindi ho cominciato a pensare nella possibilità di trasferirmi al nord.

Ad ottobre mamma finalmente si trasferisce a Torino. Io, invece, provo a vivere la mia vita amorosa e do un'altra opportunità a Caserta.

 

Nel 2008 mi deludo di nuovo e capisco, un'altra volta, che in quella città non avrei mai trovato amore, amicizia o un buon lavoro, quindi, finalmente, decido a trasferirmi a Torino dopo di riflettere per alcuni mesi sulla persona in cui mi ero trasformata senza vita e in completa depressione. A giugno affitto mio appartamento a Torino e avviso ai miei titolari che starei trasferendomi a luglio. Alla fine di luglio invio tutte le mie cose tramite posta a Torino e mi trasferisco temporaneamente a casa di mio zio a San Nicola La Strada.

Ad agosto io e mio fratello partiamo per gli Stati Uniti in una visita da Costa Est a Costa Ovest: New York City, Washington Dc, Las Vegas, Los Angeles, Beverly Hills, Hollywood, Santa Monica, Long Beach, San Francisco, Chicago and Lindenhurst. Non è necessario dire che è stata una gran emozione poter tornare a mettere i piedi in suolo americano, vivendo per un mese giorni del mio presente e passato, potendo visitare i miei luoghi preferiti e persone care. Sapere che mia fotografia è appesa in un salone in un luogo distante della Chicagoland, anche se sono passati tanti anni, fa una grandissima differenza per la mia vita!

Tornati in Italia a settembre, preparo le mie cose e mi trasferisco a Torino. Sono stati due lunghi mesi di attesa ma finalmente ho trovato un lavoro come receptionist in un albergo di due stelle vicino a casa mia. Anche se non è il miglior lavoro del mondo per tanti piccoli dettagli, comunque, è una gran cosa poter stare in contatto con gente di tutte le parte del mondo e finalmente di poter controllare e dirigere qualcosa senza stare sotto gli occhi di un italiano che sminuisce il tuo lavoro come è sempre stato a Caserta. Ad ottobre ho anche trovato una nuova compagnia: Fluffy, mia coniglietta nana!

 

Il nuovo anno di 2009 ha iniziato in un modo molto migliore di tutti gli altri precedenti ma comunque so che sarà un anno di grandi decisioni…vediamo cosa succederà.

 

Ovviamente, questa biografia giunge a un termine visto che ho raccontato tutto che è successo finora, ma sono certa che avrò molte e meravigliose cose da raccontare ancora. Non sono ingenua da credere che mi capiteranno solo belle cose. So che il dolore è necessario per il nostro spirito. Spero solo che, e sono sicura che farò del mio meglio per continuare a vedere la vita come la vedo adesso, desiderando che non sarò da sola nel cammino e che i miei cari cammineranno accanto a me fino alla fine e se non saranno vicino a me spero almeno nella stessa direzione!

 

Ci vediamo lungo la strada della vita...

 

Nanda Devecchi